TIMEISUNDERYOURFEET

Videoinstallazione – 2007
Produzione: Centro Europeo di Ricerche Preistoriche
Produzione esecutiva: OFF!CINE
Direzione artistica: Luca Manes
Scenografia: Rossella Tilli
Collaborazione realizzazione video e suono: Embrio.net
Service audio/video: Impact

Timeisunderyourfeet è una videoinstallazione realizzata a Bruxelles nel dicembre del 2007 commissionata dal Centro Europeo di Ricerche Preistoriche e dalla Regione Molise.
Il Centro Europeo di Ricerche Preistoriche studia ad Isernia uno degli scavi più importanti in Europa del periodo paleolitico.
Dalle ricostruzioni degli studiosi l’area dello scavo era occupata 730.000 anni fa da un lago paludoso attorno al quale gli ominidi si accampavano, consumavano i loro pasti, gettando nel lago i resti che si sono infossati, fossilizzati e così giunti fino a noi.

Lo spettatore entrando nello spazio occupato dalla videoinstallazione cammina sulla superficie dello scavo archeologico così come è oggi. Infatti i ritrovamenti (ossa animali, schegge di selce) sono stampati ad alta definizione e a grandezza naturale sul pavimento e riprodotte in un calco posto all’interno di una teca calpestabile.
Sulle pareti scorrono i video, il punto di vista dello spettatore è posto sotto la superficie dell’acqua del lago. Da li vede gli ominidi muoversi sulle sponde, spolpare le ossa, mangiare, gettare i resti nell’acqua, verso lo spettatore.  Nello “splash” avviene un lunghissimo salto temporale che va dal periodo paleolitico rappresentato nei video ai giorni nostri con le immagini del pavimento e il calco della teca. Lo spettatore si rende conto di camminare contemporaneamente sul fondo del lago paleolitico e sulla archeosuperficie studiata dagli archeologi.
Tra schermo e pavimento la riproduzione della stratigrafia del terreno che unisce visivamente i due elementi scenografici e rappresenta il passaggio del tempo.

Nella realizzazione di questo lavoro abbiamo cercato di trarre dagli elementi scientifici che avevamo a disposizione quelli estetici. In particolare ci hanno colpito due cose: la prima è che l’ominide non è mai stato direttamente ritrovato, la sua presenza è certa grazie al ritrovamento delle ossa animali scarnificate e dagli strumenti usati per rompere le ossa e tagliare le carni; la seconda è la caratteristica ambientale del luogo nel periodo paleolitico, un lago paludoso reso una sorta di discarica preistorica.
Per questi motivi ci è piaciuta l’idea che l’ominide fosse visivamente poco riconoscibile, misterioso, un’ombra. Così come ci piaceva l’idea di creare un rapporto di connessione, di interazione tra quello che lo spettatore vedeva e quello che è successo storicamente e scientificamente.
Così abbiamo messo lo spettatore al centro dell’ installazione rendendolo protagonista della performance e dandogli la possibilità di vivere un luogo scientifico attraverso una rappresentazione evocativa.